Nell’ottobre 2025, per alcuni giorni, operatori, volontari e ricercatori hanno cercato di ricostruire una fotografia delle persone senza dimora presenti a Padova.
La città partecipava allo European Homelessness Count, un progetto europeo che sperimenta una metodologia comune per conoscere meglio un fenomeno ancora oggi definito e misurato in modi differenti. Nel 2025 l’iniziativa ha coinvolto 35 città di 21 Paesi dell’Unione europea; in Italia hanno partecipato Padova, Brescia e Catania.
A Padova sono state rilevate 156 persone: 55 vivevano in strada, 12 utilizzavano sistemazioni di emergenza e 89 si trovavano in strutture temporanee. L’83,7% erano uomini e il 62,2% cittadini di Paesi extra-UE.
Tra i risultati, però, ce n’è uno che merita particolare attenzione: il 52% delle persone per le quali era disponibile questa informazione viveva una condizione di homelessness da più di cinque anni.
Un dato che invita a guardare oltre il numero delle presenze e a interrogarsi sulle storie e sui percorsi che si nascondono dietro quella fotografia.
Una fotografia della città
Quando pensiamo alle persone senza dimora, l’immagine più immediata è spesso quella di chi dorme per strada. Eppure, delle 156 persone rilevate a Padova, soltanto 55 si trovavano in questa situazione. La maggior parte era ospitata in strutture temporanee.
La ricerca europea utilizza come riferimento ETHOS Light, una classificazione che permette di distinguere diverse condizioni di homelessness. La rilevazione considera almeno tre situazioni: vivere in strada, ricorrere a sistemazioni di emergenza oppure essere ospitati temporaneamente in strutture dedicate.
Questa distinzione è importante perché rende visibili persone che, pur non dormendo all’aperto, non dispongono di un’abitazione stabile.
Ma il conteggio ha anche dei confini precisi.
Lo European Homelessness Count è una rilevazione Point in Time: registra le persone individuate in un determinato momento, secondo criteri condivisi. Non misura quindi quante abbiano attraversato una condizione di homelessness durante l’intero anno.
Restano inoltre più difficili da intercettare alcune situazioni di precarietà abitativa, come quelle di chi alterna periodi in strada a sistemazioni provvisorie oppure trova temporaneamente ospitalità presso amici e parenti.
Le 156 persone rilevate non rappresentano dunque tutte le persone senza dimora presenti a Padova, ma quelle individuate nelle condizioni considerate e nel periodo della ricerca.
Questo non riduce il valore dell’indagine. Al contrario, conoscere i confini della rilevazione permette di interpretarne correttamente i risultati, confrontare situazioni diverse e, ripetendo le osservazioni nel tempo, riconoscere eventuali cambiamenti.
Il tempo dentro la fotografia
Il dato sulla durata della condizione senza dimora aggiunge però un elemento decisivo.
A Padova, tra le persone per le quali è stato possibile raccogliere questa informazione, più della metà viveva tale situazione da oltre cinque anni. Nelle altre due città italiane coinvolte nella ricerca, Brescia e Catania, la percentuale si attestava attorno al 30%.
Il confronto richiede prudenza: i territori, i servizi disponibili e le caratteristiche delle persone incontrate sono differenti. Non possiamo quindi ricavare da queste percentuali una spiegazione delle cause.
Il dato padovano solleva comunque una questione importante. Vivere senza una casa per alcune settimane, attraversare ripetuti periodi di precarietà oppure rimanere in questa condizione per molti anni significa affrontare esperienze profondamente diverse.
Due persone incontrate nella stessa notte possono avere alle spalle percorsi molto differenti. Una potrebbe aver perso da poco la propria abitazione; l’altra potrebbe aver trascorso anni passando dalla strada ai dormitori, da sistemazioni temporanee a brevi periodi di stabilità.
Il conteggio le registra entrambe, ma per comprenderne la situazione occorre conoscere anche ciò che è accaduto prima e ciò che accadrà dopo.
È una prospettiva che ritroviamo in un’altra ricerca, realizzata pochi mesi più tardi.
Nel gennaio 2026 ISTAT, in collaborazione con fio.PSD, ha condotto una rilevazione sulle persone senza dimora nei 14 Comuni centro delle aree metropolitane italiane. Padova non era tra le città coinvolte.
Nella notte del 26 gennaio sono state conteggiate 10.037 persone adulte: 5.563 nelle strutture di accoglienza notturna e 4.474 in strada o in sistemazioni di fortuna.
La ricerca prevedeva però anche una seconda fase. Nei giorni successivi, attraverso interviste a un campione delle persone individuate, sono stati approfonditi i percorsi abitativi, la salute, il lavoro, le fonti di reddito, i rapporti con i servizi e le relazioni familiari e sociali.
Due momenti complementari: prima conoscere la dimensione del fenomeno, poi raccogliere informazioni sulle esperienze delle persone che lo attraversano.
Dalla fotografia al movimento
C’è un’altra ragione per cui il tempo è così importante.
Le persone senza dimora non costituiscono un gruppo immutabile. Alcune entrano in questa condizione, altre ne escono, altre ancora vi rimangono a lungo oppure alternano periodi di maggiore e minore stabilità.
Una rilevazione effettuata in una sola notte tende, per sua natura, a intercettare più facilmente le situazioni di lunga durata. Chi vive senza dimora da anni ha infatti maggiori probabilità di essere presente al momento del conteggio rispetto a chi attraversa questa condizione soltanto per un breve periodo.
Immaginiamo due città nelle quali, nella stessa notte, vengano rilevate cento persone senza dimora.
Nella prima potrebbero essere quasi sempre le stesse cento persone, presenti da anni. Nella seconda potrebbero essere soltanto una parte di un gruppo molto più ampio di persone che, nel corso dei mesi, perdono e ritrovano una sistemazione abitativa.
Il numero sarebbe identico, ma le situazioni e le risposte necessarie potrebbero essere molto diverse.
Per comprendere queste differenze occorre affiancare ai conteggi periodici informazioni sui percorsi delle persone: quando e perché hanno perso la casa, quanto tempo sono rimaste senza una sistemazione stabile, quali servizi hanno incontrato e quali condizioni hanno permesso loro di uscirne.
Anche la nuova rilevazione ISTAT si inserisce in questa direzione, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un sistema informativo capace di monitorare nel tempo la grave marginalità adulta.
È un lavoro complesso, che richiede continuità, strumenti condivisi e collaborazione tra istituzioni, ricercatori e servizi del territorio. Ma può aiutare a comprendere meglio non soltanto la diffusione del fenomeno, bensì anche la sua evoluzione e l’efficacia delle risposte messe in campo.
Torniamo allora alle 156 persone rilevate a Padova nell’ottobre 2025.
Quel numero ci dice quante persone sono state individuate attraverso una specifica metodologia in quei giorni. Il dato sulla durata ci racconta qualcosa in più: per molte di loro, l’assenza di una casa stabile era già una condizione che attraversava da anni la propria vita.
Conoscere la grave marginalità significa tenere insieme entrambe queste dimensioni: sapere quante persone vivono oggi senza dimora e comprendere quali percorsi le hanno portate a quella condizione, quanto vi rimangono e quali possibilità hanno di ritrovare una stabilità abitativa.
Fonti
- LUCAS – KU Leuven, European Homelessness Counts, risultati e rapporti 2025.
- Università di Catania, Senza dimora a Catania: cala la strada, cresce la rete dei servizi, 2026, con i risultati comparati di Catania, Brescia e Padova.
- ISTAT, Le persone senza dimora: il conteggio nei 14 comuni centro di area metropolitana. Primi risultati, 25 marzo 2026.
- ISTAT, Rilevazione della povertà estrema: le persone senza dimora nei 14 Comuni centro delle aree metropolitane 2025-2026.
- fio.PSD, materiali sullo European Homelessness Count e sulla rilevazione nazionale delle persone senza dimora.
- COST Action Measuring Homelessness in Europe, materiali su misurazione e traiettorie dell’homelessness.